Omocodia del codice fiscale
Inserisci un codice fiscale: ti diciamo se è una variante omocodica, qual è il codice base e quali sono tutte le varianti possibili. Se un ente rifiuta il tuo codice, ti generiamo la lettera da inviare.
Che cosa succede quando due persone hanno lo stesso codice
Il codice fiscale nasce da cinque dati: le consonanti del cognome, quelle del nome, la data di nascita, il sesso e il comune di nascita. Sono tanti, ma non infiniti: prima o poi due persone diverse producono la stessa sequenza. Succede più spesso di quanto si pensi con cognomi e nomi comuni nella stessa zona, e succede anche perché il codice conserva solo le consonanti: Mario e Marco, Rossi e Rassi danno lo stesso blocco.
Quando l'Anagrafe Tributaria rileva il conflitto, il primo intestatario tiene il codice originale, che chiamiamo codice base. Al secondo, e agli eventuali successivi, viene attribuito un codice derivato: identico, ma con una o più cifre trasformate in lettere.
La tabella di sostituzione
Non è casuale: a ogni cifra corrisponde una lettera fissa, stabilita dalla normativa.
Le posizioni sostituibili sono sette, quelle numeriche: le due cifre dell'anno, le due del giorno e le tre del codice catastale. Si parte sempre dalla più a destra e si procede verso sinistra, una alla volta, così le prime varianti assegnate sono quelle che assomigliano di più al codice originale. Con sette posizioni le combinazioni possibili sono 127, e dopo ogni sostituzione il carattere di controllo finale viene ricalcolato: per questo un codice omocodico supera la verifica dell'Agenzia ma "sembra" sbagliato a chi guarda solo le cifre.
Il problema vero: il software che dice no
Chi ha un codice omocodico lo scopre allo sportello. Banche, compagnie telefoniche, portali della pubblica amministrazione, gestionali aziendali: molti sistemi validano il codice fiscale con un controllo scritto in fretta, che si aspetta cifre dove la normativa ammette lettere. Il risultato è che il codice viene respinto come inesistente. Le conseguenze raccontate da chi ci convive vanno dal fastidio quotidiano, contratti che non si firmano, pagamenti bloccati, fino a casi seri di prestazioni sospese.
La cosa importante da sapere è che il codice è corretto e non va cambiato. Va corretto il controllo di chi lo respinge. Per questo lo strumento qui sopra genera una lettera pronta, che cita la normativa e indica il servizio ufficiale dove l'operatore può verificare il codice in trenta secondi: quasi sempre basta questo per ottenere l'inserimento manuale.
Perché anche il calcolo online può non coincidere
Nessun calcolatore, incluso il nostro, può sapere se il tuo codice ha subito una sostituzione: l'informazione esiste solo negli archivi dell'Agenzia. Un calcolo online restituisce sempre il codice base. Se il tuo documento riporta qualcosa di diverso, non è un errore del documento: sei probabilmente uno dei 35.000. Puoi confermarlo qui sopra, o controllare la corrispondenza con i tuoi dati sul servizio di verifica.
Come capire se il codice omocodico è il tuo
Il dubbio ricorrente è l'opposto di quello che sembra: non "ho un codice strano", ma "ne ho visti due diversi e non so quale usare". Succede quando un vecchio documento riporta il codice base e la tessera sanitaria quello attribuito, o viceversa. La regola è semplice: vale quello che l'Agenzia delle Entrate ti ha attribuito, cioè quello stampato sulla tessera sanitaria in corso di validità e sul certificato di attribuzione. Il codice base calcolato dai tuoi dati non è "il vero codice": è solo il punto di partenza da cui l'Agenzia ha derivato il tuo. Se i due non coincidono, usa sempre quello del documento, in ogni modulo e in ogni contratto.
Che cosa NON comporta avere un codice omocodico
Vale la pena dirlo, perché la scoperta preoccupa più del dovuto. Un codice omocodico è un codice fiscale a tutti gli effetti: non è provvisorio, non scade, non va sostituito e non segnala niente sulla persona. Non incide su dichiarazione dei redditi, pensione, assistenza sanitaria, patente o iscrizione a scuola. Non è neanche raro come sembra: nasce da una coincidenza puramente meccanica fra cognome, nome, data e comune, e riguarda soprattutto chi porta cognomi molto comuni in aree con pochi comuni grandi. L'unico effetto pratico è quello descritto sopra, il software mal scritto che lo rifiuta.
SPID, CIE e fatturazione elettronica
Sono i tre punti in cui il problema si presenta più spesso, e per la stessa ragione: sono catene di sistemi diversi, e basta che uno solo validi male. Nel rilascio di SPID il codice viene confrontato con gli archivi dell'Agenzia, quindi la verifica va a buon fine; a bloccarsi è semmai il controllo di formato di un modulo intermedio. Con la CIE il codice stampato è quello attribuito, ed è quello che va usato ovunque. Nella fatturazione elettronica il Sistema di Interscambio accetta i codici omocodici senza problemi: se una fattura viene scartata, l'errore è quasi sempre del gestionale che l'ha emessa, non del SdI. In tutti e tre i casi la strada è la stessa: far correggere il controllo a chi lo sbaglia, con la lettera che trovi qui sopra.
E se sono io a dover validare codici fiscali
Se sviluppi o gestisci un sistema che accetta codici fiscali, il modo giusto di validarli sta tutto in una frase: le sette posizioni numeriche possono contenere lettere. Un controllo che pretende cifre nelle posizioni 7-8, 10-11 e 13-15 rifiuterà per definizione ogni codice omocodico. La validazione corretta accetta lettere in quelle posizioni, le riconverte in cifre secondo la tabella qui sopra e poi verifica il carattere di controllo, che va sempre ricalcolato sul codice come si presenta. Se preferisci controllarli in blocco invece che uno per uno, la decodifica massiva processa un elenco intero e segnala quali sono validi, omocodici inclusi.
Domande frequenti
Che cos'è l'omocodia?
È il caso in cui due persone diverse generano lo stesso codice fiscale, perché hanno cognome e nome con le stesse consonanti, sono nate lo stesso giorno, dello stesso sesso e nello stesso comune. L'Agenzia delle Entrate risolve il conflitto assegnando al secondo un codice modificato.
Come si riconosce un codice omocodico?
Ha una o più lettere dove normalmente ci sono cifre: nelle posizioni dell'anno, del giorno o del codice del comune. Per esempio RSSMRA80A01H50ML invece di RSSMRA80A01H501U.
Quante persone hanno un codice omocodico in Italia?
Circa 35.000, con oltre mille nuovi casi all'anno. È una minoranza, ma per chi ne fa parte il problema è quotidiano perché molti software respingono il codice.
Il codice omocodico è valido?
Sì, a tutti gli effetti: è il codice ufficiale attribuito dall'Agenzia delle Entrate ed è l'unico che quella persona deve usare. Quando viene rifiutato, l'errore è del software che applica il controllo standard senza gestire le sostituzioni.
Come si calcola una variante omocodica?
Si sostituiscono le cifre con lettere secondo la tabella 0=L, 1=M, 2=N, 3=P, 4=Q, 5=R, 6=S, 7=T, 8=U, 9=V, partendo dalla cifra più a destra e procedendo verso sinistra, e si ricalcola il carattere di controllo finale.